Ammaniti e Presti a Palermo: «Ai giovani servono futuro, cultura e bellezza, non repressione»
«La repressione non crea possibilità di sviluppo e di evoluzione, ma porta verso l’involuzione e alimenta la rabbia. Quando accade, il coltello può diventare l’unico strumento per farsi valere. Il decreto Caivano non ha prodotto gli effetti previsti e i giovani nelle carceri sono aumentati del 50 per cento».
A lanciare l’allarme è lo psicanalista e scrittore Massimo Ammaniti, intervenuto a Palermo nel corso dell’ultimo appuntamento del Cantiere Cultura e del Contemporaneo, ospitato ieri sera al Museo d’arte contemporanea RISO. Al centro del confronto, il disagio giovanile e il ruolo degli adulti nel costruire risposte capaci di andare oltre la repressione.
Sul banco degli imputati, però, non ci sono soltanto le istituzioni. Il mecenate Antonio Presti chiama direttamente in causa il mondo degli adulti: «La responsabilità è nostra. Abbiamo lasciato i nostri figli soli davanti a un cellulare, senza offrire loro una visione del futuro».
Ammaniti e Presti hanno dialogato sul rapporto tra educazione e bellezza, sul valore della creatività nelle periferie e sulla necessità di offrire ai ragazzi strumenti diversi per affrontare rabbia, disagio e marginalità. Una riflessione condivisa parte dall’idea che un ambiente sano, nel quale arte e cultura siano accessibili e proposte senza imposizioni, possa contribuire a formare cittadini più consapevoli e capaci di costruire relazioni positive.
«Prima di chiederci dove i nostri ragazzi abbiano perso i loro punti di riferimento – ha osservato Ammaniti – dovremmo domandarci se quei riferimenti siano ancora solidi e validi».
Per Presti, invece, la ripartenza deve passare innanzitutto dalla scuola e dalla capacità di investire sul futuro attraverso un lavoro quotidiano, fatto di educazione e cultura. Un percorso che il mecenate ha sperimentato anche nel quartiere Librino di Catania, dove da anni porta avanti progetti rivolti ai giovani.
«I bambini devono avere armi più potenti: in una mano i libri e nell’altra i sogni», ha detto Presti, sintetizzando il senso di una sfida che passa dalla possibilità di restituire ai ragazzi strumenti, prospettive e fiducia.
Il confronto, moderato dall’editorialista del Corriere della Sera Paolo Conti, ha chiuso il ciclo del Cantiere Cultura e del Contemporaneo, ideato da Roberto Grossi e curato insieme alla direttrice del RISO, Evelina De Castro. Un percorso dedicato al rapporto tra arte, comunità e responsabilità sociale, con l’obiettivo di interrogarsi sul ruolo della cultura nella costruzione di una società più consapevole e inclusiva.
